Etain Addey

UNA GIOIA SILENZIOSA

I diari di Pratale. Racconti di una vita diversa

 

(pp. 195; 14,00 euro)

 

 

È possibile oggi abbandonare la vita urbana, abbracciare una vita senza comodità, accettare la precarietà, il caldo, il freddo, l’incontro con i mille mestieri dimenticati della sopravvivenza umana, fra vegetazione, animali domestici e selvatici?

Come ci si sente a passare dalla vita cosmopolita fra Londra e Roma e farsi strada fra i sentieri di una campagna, quella umbra, dalla quale sono fuggiti in tanti negli anni ’50 e ’60?

 

Etain Addey, come già migliaia di occidentali in questi ultimi venti anni, ha deciso di non prestare più il cervello alle multinazionali ma di occuparsi in prima persona della propria sopravvivenza, imparando di nuovo gesti secolari. Coltivarsi il proprio cibo, allevare le pecore, gli asini, i cavalli e le galline, insegnare ai propri figli, costruirsi la propria casa, uscire dal mondo degli esperti e dei consumi industriali, tutto questo significa rientrare nel grande flusso affascinante della vita da inventare fra campi e boschi, significa un ritorno a casa.

Etain Addey ha imparato infinitamente di più dalla valle dove abita, che non da anni di studio o di lavoro nel mondo “moderno”, e qui racconta le percezioni gioiose che le arrivano dal vivere quotidiano, le persone incontrate lungo la via verso casa, le storie che rivelano lo spirito del luogo.

 

Perché la gioia è silenziosa?

 

 

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«Il cinghiale, la quercia, il frassino, il cervo, il sanguinello, il tasso, la rosa canina, l’istrice, il ginepro, il cuculo, la carlina, la poiana, il prugnolo, la cornacchia. E poi l’asino Otello, gli ulivi, la cavalla Raja, i meli, le pecore sarde, il gelso, le colombe, i susini, le galline e le anatre… sono i vicini non umano che vivono con noi esseri umani in questa valle, e che ci riempiono le giornate di gioie e dolori, di un’intensità che in città viene sostituita dal cinema, dai videogiochi, dai PC.

E chi vuole vivere di sostituzioni?»

 

«Da quando vivo in campagna e in uno stato di dipendenza dalla natura, mi capita una cosa interessante: quando mi allontano dal luogo dove abito, ho la sensazione di essere in gran parte invisibile agli occhi degli altri o addirittura che molto di me sia rimasto indietro.

Negli anni mi sono accorta che, questa sensazione, dipende dal fatto che io mi sento sempre addosso, come un mantello, le colline, i boschi, gli animali… cavalli in amore che corrono, cinghiali che di notte razzolano sotto le roveri, pecore che ruminano al sole, bisce attorcigliate sui sassi, sciami di cardellini che vivono nel cipresso, poiane che gridano, api selvatiche che ronzano nell’aria, visciole che maturano. Rimane sempre una sorpresa ritrovarmi qui, solo con questo misero corpo…»

 

 

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