Franco Del Moro

RIPOSARE NEL CUORE DELLA TEMPESTA

Il coraggio di esporsi alla sofferenza senza perdere la serenità

 

(pp. 196; 14,00 euro)

 

 

 

 

Ci sono problemi lontani da noi, problemi vicino a noi, e problemi dentro di noi. Disgiungere questi tre livelli è un errore: forse il malessere di un indivi­duo non influenza la politica estera di un paese politicamente spregiudicato, ma è senz’altro vero il contrario, quindi non possiamo capire le ragioni del disagio che è in noi se insieme non ci occupiamo anche del disagio che è intorno a noi, e lontano da noi.

Questo ci porta dritto a comprendere che le soluzioni, siano esse corali op­pure individuali, agiscono in un punto preciso dello spazio ma la loro eco arriva a tutti i livelli: ecco perché quello che facciamo alla nostra anima è come se lo facessimo all’intero cosmo.

Del resto questa è anche una legge fisica: l’universo è retto da quattro forze, e queste quattro forze sono le più democratiche del mondo: valgono tanto per un atomo quanto per una costellazione di galassie.

Questo è il motivo per cui prima di sforzarsi di aggiustare i problemi del mondo, quelli lontani da noi, conviene impegnarsi per cercare di aggiustare i problemi vicino e, prima ancora, quelli dentro di noi. Sembra poco, ma è tutto quello che possiamo fare qui, ora.

E se avremo fatto bene questo lavoro, la risonanza del nostro operato, invece, attraverserà l’intera volta cele­ste…

 

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«Ogni epoca ha un modo privilegiato per dar libero sfogo al disagio di vivere.

Il modo che caratterizza quest’epoca è senza dubbio l’ansia, il panico, l’insicurezza, la depressione, la per­dita di speranza… la deriva nichilista insomma.

Intravedere gli appigli per resistervi richiede la stessa tenacia del cercatore d’oro ma, una volta recuperata la forza d’animo perduta, scopriremo che il mondo si rivela assai generoso di confortevoli nicchie dove ti­rare un po’ il fiato e opporsi all’avanzata del nulla. Senza cadere nell’utopia della conquista di una improbabile felicità peritura, l’obbiettivo da porsi quando le cose vanno male è impedire alla paura di prendere il sopravvento, e costruire una diversa idea di maturità spirituale che non escluda il disagio dalla vita ma, anzi, lo consideri essenziale. Una volta sospeso il giudi­zio morale sulla sofferenza e quindi ridimensionato l’idea di infelicità, risulterà molto più naturale accet­tarla.

È richiesto un solo requisito: il desiderio di provarci.

A parte questo, tutto il resto si trova in Natura».

 

 

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Un commento di Mauro Verra al libro

 

 

«Riposare nel Cuore della Tempesta è un libro che ti prende per mano, una passeggiata nei luoghi dove si scatenano le più grandi tempeste.

Per chi si lascia condurre è un invito al dialogo, soprattutto con se stessi.

Un invito a "ricorrere in dosi massicce alla creatività" di fronte alle difficoltà del presente e alle domande del futuro.

 

L’autore afferma che "chi tiene al profitto, ha un pessimo rapporto con la verità e la giustizia" e pone una serie di riflessioni aperte, di grande attualità e in sottofondo lo stridore tra le notizie che il mondo moderno da di se stesso e le aspirazioni della nostra vita.

 

"Siamo impermeabili alle malattie soltanto fino a quando siamo protetti da sogni, che servono da scudo alla nostra salute su un livello dove la densità molecolare non ha alcun effetto; ma senza questi sogni siamo privi di forze, deboli, vulnerabili", persino la malattia andrebbe riconsiderata: arriva dall’alto o la coltiviamo nel nostro giardino?

Ma esistono una serie di germogli per il nostro giardino, da coltivare quotidianamente: piante medicinali che non hanno bisogno di ricetta, alla portata di tutti… »

 

 

 

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Perché è importante leggere questo libro?

 

 

Questo è un libro che ci parla del nostro tempo.

In particolare, ci parla di un aspetto critico del nostro tempo che viene facilmente rimosso: l’infelicità.

L’infelicità… questa forza aspra, apparentemente inspiegabile (ma non eravamo in un’epoca di benessere?), che avvolge con le sue tinte fosche l’esistenza di un numero di persone ogni giorno sempre più elevato, e che sta modellando un mondo sempre più problematico, sempre più cupo.

 

Sembrerà un po’ azzardato, oltre che indigesto, questo approccio al problema, perché l’editoria moderna di solito tende a prendere in considerazione soltanto i libri di natura opposta: quelli che parlano di felicità, che descrivono un mondo meraviglioso pieno di fantastici doni a portata di mano, che pretendono di insegnare facili tecniche per ritrovare senza sforzo la luce, la gioia e l’amore perduti…

 

Invece, a discapito di certe mode che tendono a risolvere i problemi semplicemente negandoli, sempre più intellettuali e studiosi contemporanei (si pensi a Tiziano Terzani o a James Hillman), insieme ad artisti, poeti, scrittori e registi, denunciano con forza il dilagare di una spinta nichilista di ‘nuovo tipo’ nella vita delle persone.

Spinta che si fa, di anno in anno, sempre più forte e insidiosa rispetto al passato, e parlano di questo come di un problema che non si può e non si deve ignorare o sottovalutare…

Nelle prime settimane del 2005 è stato diffuso un rapporto allarmante, che pochi giornali hanno riportato (e presto rimosso): per la prima volta in Europa il suicidio è diventato la prima causa di morte violenta fra la popolazione, superando persino i morti per incidenti stradali e gli omicidi.

Forse il nostro modello sociale ha più problemi di quanti è disposto ad ammetterne…

Forse come raccontava Michael Ende ne La Storia Infinita, il Nulla avanza ogni giorno sempre più e sta fagocitando un po’ alla volta quello che resta della nostra anima…

Ma non solo i libri, anche grandi film di successo raccontano di questo pericolo latente nel nostro tempo: Il Signore degli Anelli è la lotta delle forze vive e naturali contro l’anello, simbolo del “potere”, e le sue orrende legioni; Harry Potter contrasta con la magia della vita il tentativo da parte di forze oscure di prendere il predominio sugli uomini; i pochi uomini ‘consapevoli’ di Matrix combattono contro il feroce e sterile mondo delle macchine e della tecnologia che ha ridotto in schiavitù l’intero pianeta sostituendosi, addirittura, alla realtà…

Non sono forse queste tutte metafore romanzesche di qualcosa che probabilmente sta succedendo realmente?

Non sarà forse che l’immaginazione creativa degli scrittori, attingendo direttamente all’inconscio collettivo dell’umanità, ci sta mostrando, come sempre ha fatto, quello che realmente succede nel mondo, al di là della cronaca, attraverso i molteplici linguaggi dell’arte?

In questo mondo, qui, ora, adesso, e nelle nostre stesse vite…

 

Dicono i sociologi e gli psichiatri che da alcuni anni il semplice esistere è, per un numero sempre maggiore di persone, motivo di tristezza, di sofferenza, di angoscia, spesso senza un vero perché.

La sfiducia, la rinuncia alla speranza, la paura del futuro sono i tratti psichici più diffusi, soprattutto fra i giovani.

Ognuno di noi cerca di curare come può le sue ferite interiori: ricorrendo alle sostanze (legali e non); scappando (letteralmente) dai luoghi della vita quotidiana ad ogni occasione; affogando la coscienza nei mille canali televisivi delle moderne televisioni; sostituendo la convivialità e la socialità con tastiere di plastica collegate a cavi telefonici…

Tutti siamo, chi più chi meno, mendicanti di senso, e questo ci rende sovente persone aggressive, negative, ambiziose, che prendono senza dare…

Eppure ben poche istituzioni (e neppure gli individui) pongono la lotta contro il nichilismo e il problema della formazione di individui più equilibrati e gioiosi, nella lista delle priorità, nei piani di intervento sociale, nei programmi scolastici, nei doveri verso sé stessi e il prossimo…

Occuparsi della propria anima non viene ritenuto un provvedimento fondamentale per costruire realmente un società più equa, più sana, più piacevole e con meno conflitti.

Eppure sarebbe l’unico gesto che può realmente favorire la parte migliore che è latente in ogni Paese, sia in senso politico, economico e, soprattutto, spirituale.

 

Per questo non dovrebbe essere troppo difficile capire che è un grave errore, una tragica miopia, non porsi il problema di arrestare il dilagare di una visione nichilista dell’esistenza, perché infatti quasi tutte le notizie che riempiono ogni giorno le pagine dei giornali sono direttamente collegabili a questa recente tara della nostra cultura: il deficit da scarsa infelicità.

Recente, certo, perché l’Occidente in passato era in realtà andato vicinissimo a una visione di società realmente evoluta e spiritualmente matura: nel Rinascimento si innalzavano monumenti all’Anima, alla Bellezza, alla Poesia… e ancora prima, nel Medio Evo, un’era che oggi consideriamo “oscura”, c’erano uomini come Federico II che avevano affidato agli artisti e ai poeti maggiore influenza nella vita dello Stato rispetto ai notabili e ai capitani d’armata, e capito che soltanto gli scambi culturali con le altre culture potevano dare a un impero la vera ricchezza di cui aveva bisogno. Federico II invitava alla sua corte i filosofi, i saggi e i poeti d’Oriente affinché arricchissero il nostro popolo con la loro cultura, e con lo stesso obbiettivo mandava i nostri artisti e scienziati nei paesi arabi per acquisire le loro conoscenze e la loro sapienza.

 

Sebbene queste fossero le nostre vere radici, da un certo punto in poi l’incantesimo si è rotto e abbiamo sterzato verso la costruzione di un mondo totalmente diverso, abbiamo sbarrato la strada all’Umanesimo, e spalancato le porte al ‘nulla’.

Oggi in Oriente non mandiamo più artisti, scienziati e filosofi.

Oggi gli mandiamo gli eserciti.

Da un certo punto in poi abbiamo preferito il potere alla bellezza, il profitto alla poesia, la razionalità all’arte.

E i risultati sono, appunto, quelli che vediamo in televisione e leggiamo tutti i giorni sui giornali.

 

Questo libro non si propone certo di risolvere problemi macroeconomici (e come potrebbe?), eliminare in quattro e quattr’otto le piaghe sociali, o fornire la mappa sicura  per trovare il tesoro della felicità… niente di tutto questo. Si accontenta soltanto di fornire al lettore (ossia a singoli individui) alcuni strumenti critici necessari per disvelare le menzogne che ci circondano, e qualche consiglio per cercare di tenere a bada gli istinti nichilisti, a cominciare da una ovvia quanto trascurata verità: la sofferenza è parte costituente della vita e non la si potrà mai eliminare; la si può invece accogliere senza rabbia né rancore. Facendo questo, sarà subito meno dura da sopportare.

Al lettore sono offerti alcuni validi strumenti mentali da usare in caso di necessità ma, alla fine, il vero lavoro dovrà farlo da sé: da sé dovrà cercare la sua unica e autentica via per vivere, perché, come dicevano gli antichi, “la verità è una valle senza sentieri”…

 

 

L’Autore

Franco Del Moro ha fondato e dirige da 15 anni la rivista letteraria «Ellin Selae», sulla quale scrive regolarmente, e l’omonima casa editrice. È autore di saggi di analisi culturale e sociale, fra i quali: Ultimo avviso prima del collasso; Il dubbio necessario; Il libro è nudo (Stampa Alternativa, 2000), Benvenuti nella vostra vita ; L’arte della narrazione (Ellin Selae, 2003), Le vie dei libri (La Vita Felice, 2005); e di testi letterari: Codice Celeste; 1998); Faccio libri vendo libri (Biblioteca dell’Immagine, 2001), Cose che capitano e piccoli misteri .

Sul tema della creatività come risposta al disagio esistenziale ha scritto il monologo teatrale Il funzionamento dell’uomo che interpreta personalmente in giro per l’Italia ovunque ci sia ancora qualcuno disposto ad ascoltare una storia; ha da poco superato la centesima replica.

 

 

 

 

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